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Venerdì 03 Set 2010
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7 secoli di storia

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Portone civico 14

L'immobile, sito in Via dell'Ospedale, con accesso principale al n. 14 - segnato in catasto al foglio La facciata di Palazzo cansacchi 69, particella 55, subalterni 1, 5, 14, 15,16,17, 18, partita 176 - affiancato all'Ospedale di S. Maria dei Laici, viene comunemente denominato "Palazzo Cansacchi" essendo stato per secoli, ininterrottamente, di proprietà del ramo primogenio dei Conti Cansacchi, nobili di Amelia, con vincolo fedecommissorio, durato fino alla fine del secolo XVIII, a favore dei successivi maschi primogeniti. Dall'anno 2001 è di proprietà di Federico Bona Galvagno, dei Conti di Subbio e di Cassinasco (AT) che ne ha iniziato un completo ed attento restauro, tuttora in corso. Il Palazzo sorge sul perimetro esterno del centro storico dell'abitato amerino, nel suo lato nord e fa corpo con le mura dominando dall'alto il così detto 'fosso' con una pregevole vista sulla sottostante valle e sui boschi e la fitta vegetazione che circondano la Frazione di Macchie (Castrum Machiae). Fu costruito su di un basamento di mura romane od alto medioevali, le cui caratteristiche sono tuttora visibili in alcuni tratti. Dai documenti conservati negli archivi di Amelia, notarile e comunale, risalenti ai secoli XIII e XIV, risulta che nella stessa località, anticamente detta "Contrada della Valle" ed Pozzo nel cortile oggi "Contrada Platea" si ergevano nel medioevo le case-forti con torri dei vari rami dei Cansacchi, addossate alle mura per maggior difesa. Ancora oggi nel muro perimetrale esterno verso il 'fosso', si possono scorgere tracce di finestre a bifora, successivamente riempite. La casa, nel suo aspetto attuale, presenta le caratteristiche degli edifici signorili del XV -XVI secolo e cioè dell'epoca rinascimentale. Ha una torre quadrata, probabilmente un tempo più elevata, le finestre rettangolari con il fascione in travertino, il portone principale di accesso e quelli secondari pure contornati di travertino. Dal portone principale si entra in un cortiletto quattrocentesco con loggia a colonne, pozzo ottagonale, porte e finestre con fasce in travertino, dal quale si accede alle scale pure in travertino, una adducente ai piani superiori l'altra ridiscendente al giardino; il cortile è rivestito di una ricca collezione di frammenti di lapidi, di capitelli e di stemmi. Il cortiletto risale, nella sua situazione attuale, ai rimaneggiamenti operati da Placenzio Cansacchi, Conte Palatino e Podestà di Foligno e di Spoleto (1434 - 1486) e da suo fratello ed erede Cristoforo (1445 — 1505); i due stemmi di questi personaggi con lo scudo a forma di testa di cavallo, sono ancora oggi murati nel cortile, con i loro nomi oltre ad una lapide che ricorda la figura di Placenzio Cansacchi, nato nello stesso palazzo. All'interno dell'edificio, che è composto da un piano terreno e un piano sotto il livello stradale a sud ed aperto verso la valle al nord, oltre ai due piani superiori e la torre, vi sono numerose stanze, in gran parte con i cassettoni in legno dipinto, il pavimento a mattoni rossi intrecciati e le porte con sopra porte lavorati e fascioni di travertino. Tre di queste stanze, il grande salone centrale con l'alto soffitto a cupola (chiave di volta di 9,5 mt), la sala di ingresso ed altra saletta adiacente sono affrescate con fasci di pregevoli dipinti, attribuiti a Federico Zuccari ed a Nicolo Circignani, detto dalle Pomarancie; questi affreschi sono da tempo vincolati dalla Soprintendenza ai monumenti di Perugia per la loro importanza e pregio artistico e storico. L'interno della casa fu rimaneggiato in passato dal figlio, dal nipote e dal pronipote del predetto Cristoforo e cioè da Stefano II° Cansacchi, Governatore di Ostia ed architetto militare di buona fama (1484 — 1558), da suo figlio Prospero, cavaliere nell'Ordine del Giglio (1519 - 1594) e dal figlio di lui, Stefano III0, capitano del Granduca di Toscana (1550 — 1615). Nella sala di ingresso, accanto a scene mitologiche, figurano i medaglioni con i ritratti dei Papi Clemente VII, Paolo III, Pio V, dell'Imperatore Carlo V, del Principe Don Giovanni d'Austria e del capitano Prospero Colonna, tutti personaggi a favore dei quali avevano militato i suddetti Stefano II° e Prospero. Vi sono pure due medaglioni che raffigurano la battaglia di Lepanto contro i Turchi e la battaglia di Montcontour in Francia conto gli Ugonotti, episodi bellici ai quali i Cansacchi parteciparono. Nel salone centrale con l'alto soffitto a cupola, l'altra fascia di affreschi che si svolge sulle quattro pareti rappresenta bellissime scene mitologiche intervallate dai grandi stemmi dell'Imperatore Carlo V, del Re di Spagna Filippo 11°, dei Colonna e dei Gonzaga, questi ultimi a ricordo di Vespasiano Colonna, figlio di Prospero, e di sua moglie Isabella Gonzaga, al cui servizio i suddetti Cansacchi militarono strenuamente e fedelmente. Vi sono pure gli stemmi dei committenti degli affreschi e cioè di Prospero Cansacchi e di sua Moglie Giulia Geraldini, figlia del Conte Palatino Battista Geraldini. In un'altra stanza adiacente al salone centrale vi è un'altra fascia di affreschi con scene mitologiche e lo stemma dei Mantica e dei Curti di Roma, avendo Stefano III° Cansacchi sposato Gerolama Mantica, figlia di Camilla de Curti, Marchesa di Tali. Gli affreschi delle tre sale sono di ottima fattura ed in buono stato di conservazione. Vi si sente l'influenza fiamminga e probabilmente non sono tutti della stessa mano essendo stati attribuiti, come detto, in parte al genio di Federico Zuccari ed in parte a Nicolo Circignani, detto dalle Pomarancie o Pomarancio. L'edificio ha subito ulteriori rimaneggiamenti, in alcune sue parti, nel secolo XVIII senza però alterazione dell'originaria struttura. Questi lavori, a quanto ci consta, furono fatti dal Conte Bartolomeo IV° Cansacchi, Cavaliere di Giustizia dell'Ordine di S.Stafano di Toscana. In ultimo, l'attuale proprietario sta sottoponendo l'immobile ad un accurato restauro sotto il vigile controllo della Soprintendenza di Perugia. In particolare si segnala la integrale ristrutturazione della Cappella interna al Palazzo, che risultava quasi completamente smantellata ed adibita a normale abitazione. La Cappella è stata dedicata al Cardinale Giovanni Bona (1609 - 1674) , della famiglia dell'attuale proprietario, ed è gemellata con la Chiesa di S. Bernardo alle Tenne di Dioclezìano a Roma, del cui Titolo cardinalizio fu investito per primo il Giovanni Bona nel 1669 da Papa Clemente IX (Rospigliosi), e dove è sepolto. Nella Cappella sono presenti, tra l'altro: una fedele riproduzione della lapide sepolcrale in marmo posta dietro l'altare principale della Chiesa di S. Bernardo alle Terme di Diocleziano, ove il Cardinale è sepolto; una targa con l'insegna del Cardinale Giovanni Bona donata dalla Famiglia Cistercense della Chiesa di S. Bernardo alle Terme dì Diocleziano a Federico Bona Galvagno nel 2001 in occasione della presa di possesso della stessa Abbazia da parte del 25° Cardinale di S. Bernardo alle Terme di Diocleziano (S.E.R, Cardinale Varkey Vithayathil); una perfetta riproduzione ad olio su tavola, opera del pittore romano Marco Massimiani, dei disegni con l'arma Bona raffigurati in due Paliotti di pregevole fattura seicentesca in scaiola policroma posti al centro degli altari della Cappella laterale destra della Chiesa di S. Bernardo alle Terme dì Diocleziano; una targa marmorea posta nell'anno 2004 a ricordo della dedica della Cappella al Cardinale Giovanni Bona e del Suo gemellaggio con la Chiesa di S. Bernardo alle Terme di Diocleziano in Roma. Su una delle pareti del salone del Pomarancio è stato recentemente posizionato lo stemma in marmo bianco di Carrara proveniente dal Castello dì Bubbio (AT), appartenuto alla Famiglia Bona Galvagno fino a metà novecento, originariamente posto sul portale di ingresso del Castello alla fine del 1700, al termine dei suoi restauri. Questi ultimi furono affidati dal Conte Annibale Galvagno nel 1783 all'Architétto G. Fiore delle Reali Fabbriche di Napoli, in modo che l'antico Castello - quasi completamente distrutto ad eccezione dell'antica torre che, dal lato di ponente, difendeva la rocca di Subbio, come sentinella avanzata, contro gli assalti nemici - lo potesse degnamente ospitare quando decise, dopo molti anni passati a Napoli alla Corte di Carlo IV di Borbone, di ritìtirarvisi a vita tranquilla. I restauri terminarono nel 1787 e Annibale Clemente Galvagno, Conte dì Cassinasco e di Bubbio, sindaco di Nizza Monferrato, Cavaliere SS. Maurizio e Lazzaro, vi andò a vivere con la moglie Enrichetta Biliani di Cantoira, discendente da una delle più antiche casate di Nizza Monferrato, conti di Cantoira. Lo stemma, per questo motivo, riproduce l'unione delle insegne delle due Famiglie dei Galvagno e dei Biliani di Cantoira. In conclusione, come sottolineato dalla competente Soprintendenza dell'Umbria dì Perugia nel sottoporre sin dal 1975 a vincolo l'immobile, Palazzo G. Cansacchì rappresenta un pregevole esempio di casa Patrizia Umbra dei secoli XV° -XVII0 di interesse particolarmente importante ai sensi della legge 1° giugno 1939,n. 1089 sulla tutela delle cose d'interesse artistico e storico

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