Cardinale Giovanni Bona |
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A cura del Professor Federico Bona Galvagno
La famiglia fu ed è di distinta civiltà, appartenendo essa da lunghissimo tempo alle più distinte famiglie del Monregalese e del Monferrato, sia per parentela con altre famiglie nobili, che per levatura di cariche occupate nella Chiesa, nella vita pubblica, nella magistratura, nelle professioni liberali e per censo. Tra i più autorevoli rappresentanti della famiglia si ricordano, nel XVII secolo, il Cardinale Giovanni Bona e, nel secolo XIX, il Senatore del Regno, Ministro dei lavori pubblici e delle Ferrovie, Cav. Bartolomeo Bona.
Egli nacque a Mondovì il 10 ottobre del 1609 da Giovanni Battista Bona - all’epoca capitano nell’esercito del Duca di Savoia e successivamente salito fino al grado di Colonnello nelle Milizie del Duca Carlo Emanuele I - e da Laura Zugano, di umile condizione, ma di onestissimi costumi e di un’avvenenza singolare.
Già da questa scelta è facile capire il carattere e la forte vocazione del giovane Bona se si considera che la Congregazione dei Foglianti rappresentava, all’epoca, la congregazione Cistercense riformata più rigida ed austera. La sua origine risale a Giovanni de la Barrière (1544-1600), un nobile nato nella Francia Meridionale. Nel 1562, quando egli aveva appena 18 anni, veniva nominato abate commendatario dell’abbazia francese di Feuillant, vicino a Tolosa, che continuava a vivere, ma in condizioni di totale decadenza morale. Per diversi anni il giovane non si preoccupò mai di visitare quella comunità, che versava in condizioni deplorevoli. Ma durante i suoi studi presso l’università di Parigi, improvvisamente, fece l’esperienza di una conversione spirituale e nel 1573 entrava nell’Ordine di Cîteaux, per divenire padre e riformatore dei suoi depravati monaci. Dopo alcuni tentativi falliti, riuscì ad espellere la maggior parte dei membri della comunità che gli opponevano resistenza e diede inizio nel 1577 a una vita di straordinaria austerità. Il suo esempio eroico attrasse all’abbazia di Feuillant tanti novizi che ben presto si resero necessarie nuove fondazioni. Animato dallo spirito della Contro-Riforma, il movimento dei Foglianti portò avanti una decisa rinascita delle più austere osservanze monastiche. I monaci circolavano a piedi scalzi e con il capo scoperto; riposavano su dei tavolacci usando delle pietre come cuscini; il loro regime alimentare era ridotto normalmente al solo uso di pane, acqua e vegetali. Durante la quaresima vivevano a pane e acqua. Non usavano tavoli, deponevano a terra i loro piatti e mangiavano in ginocchio. Si occupavano in un lavoro manuale intenso, ma preferivano risiedere nelle città e quindi offrivano al clero locale i loro servizi come predicatori. E avremo occasione di vedere come la vita del fondatore della Congregazione dei Foglianti ritornerà al centro della vita e delle scelte del Cardinale Bona quando verrà chiamato per la seconda volta a Roma dal suo principale ammiratore, il Cardinale Fabio Chigi, sucessivamente eletto Pontefice con il nome di Alessandro VII. Come il fondatore Giovanni de la Barrière troverà a Roma tra i suoi principali sostenitori ed ammiratori prima Caterina Nobili Sforza e poi suo figlio Francesco Sforza, così il Bona godrà della stima e della devozione tra i molti anche del Cardinale Pallavicino i cui discendenti sono strettamente legati ai discendenti diretti della famiglia di Caterina Nobili Sforza. Entrato, dunque, nel monastero della Congregazione Riformata di S. Bernardo presso Pinerolo il 19 luglio 1625 vestì l’abito da novizio ed il 2 agosto 1626 si legò a Dio con voti solenni. Il 17 dicembre 1633 fu ordinato sacerdote ed il 19 celebrò la sua prima Messa a Roma, all’altare di S. Pietro, nella chiesa di S. Pudenziana, all’epoca appartenente all’Ordine dei Cistercensi di San Bernardo (il seggio in ferro battuto che fu con molta probabilità utilizzato dal Cardinale Bona per la celebrazione della sua prima Messa si trova oggi presso la Chiesa di San Bernardo, a Roma).
La vastità della sua dottrina, lo zelo e la sua prudenza non tardarono ad essere conosciute ed apprezzate dai suoi superiori che lo chiamarono sempre a nuovi e più prestigiosi incarichi. Egli dimostrò sempre di non ambire onori essendo desideroso di essere lasciato alla pace dei suoi studi, pregando, ogniqualvolta, di essere esonerato dalle nuove dignità cui era chiamato. Non sempre, però, riuscì a rinunciare alle cariche cui era eletto o chiamato essendo stato, in numerose occasioni, “persuaso a far obbedienza”. Tra le numerose cariche e dignità cui fu chiamato, si segnalano, in particolare: la cattedra di teologia per tre anni nel Monastero di Vico, al quale rimarrà sempre legato da un particolare affetto, nonostante l’attuale magnifico Santuario all’epoca fosse solo un polveroso ed abbandonato cantiere (1636);
Successivamente declina l’offerta avvenuta nel Conclave, apertosi poco dopo per la nomina del successore di Clemente IX, riuscendo abilmente ad allontanare dal suo capo il triregno. Nello stesso conclave è eletto il cardinale Altieri che assume il nome di Clemente X; e successivamente declina ancora l’offerta del Vescovado di Assisi. Sulla mancata elezione a Papa del Card. Bona, si narra che egli si raccomandò subito che se ne smettesse il pensiero, non essendo lui adatto all’alto ufficio, arrivando ad affermare che dal Conclave sarebbe uscito “piuttosto sul cataletto che sulla sedia apostolica”. E’ noto allora che non mancarono gli scherzi popolari.
Grammaticae leges plerumque Ecclesia spernit; Forte erit ut liceat dicere: Papa Bona. Che tradotto in italiano significa: <<La chiesa non ama guarì la grammatica; rischia che sarà lecito dire: Papa Bona (invece che: Papa Bonus)>>. Ed a Pasquino rispose un Gesuita: Vana solecismi ne te conturbet imago; Esset Papa bonus si Bona Papa foret. Che tradotto in Italiano significa: <<Non abbiate paura del solecismo; e state sicuri che un buon Papa sarà se sarà Papa il Bona.>>.
Il 24 settembre 1674 lo incolse la febbre ed il 28 ottobre santamente morì.
Dottissimo scrittore ascetico e storico-liturgico, il Cardinal Bona si dedicò in particolare a studiare ed approfondire i riti della Chiesa e la disciplina della vita cristiana tanto da essere ritenuto il <<primo fra quanti in seguito trattarono con severo metodo quelle parti della Teologia>> e che <<ad illustrare la verità della professione cattolica circa le cose tutte pertinenti al culto divino ed a riaccendere lo spirito religioso della cristianità, molto giovarono gli scritti, e numerosi e insigni, ch’Egli pubblicò>>. La sua vita, sia da religioso sia da cardinale, fu povera ed austera, dedita alla preghiera e agli studi. Cercò sempre nei suoi studi <<non la scienza per la scienza, ma la scienza per la gloria di Dio e la salute delle anime>> ed è per questi motivi che <<tutto quello che egli scrisse per rianimare lo spirito religioso ha quella forza dell’eloquenza che nasce dal calore della carità>> e, sulla base di queste ed altre considerazioni, è stato proclamato <<onore del Piemonte, decoro della Benedettina Famiglia, luminare della Chiesa>> da Santo Pio X già cento anni fa (cfr. Lettera al Vescovo di Mondovì in occasione del tricentenario, data da Pio X a Roma, presso S. Pietro, addì 25 aprile 1910, settimo del Nostro Pontificato).
La sua maggior preoccupazione è stata sempre quella della coerenza morale, nella convinzione che una reale difesa della purezza del dogma non può che avere a fondamento una vita autenticamente evangelica. E nel perseguire coerentemente questi suoi obiettivi di vita terrena non solo adeguò il suo comportamento a questi insegnamenti di modestia ed umiltà d’animo, tanto che <<soleva egli solo spregiar se stesso>> mentre era lodato ed ammirato da tutti, ma nel suo incessante lavoro di studio e di scrittura riferì ogni suo sforzo al raggiungimento degli stessi. Egli, infatti, scrisse molti libri, tutti in lingua latina e tutti preziosi per profondità di dottrina e per proprietà ed eleganza di stile. La migliore definizione delle sue opere l’ho ritrovata nelle parole che scrisse il Teologo Andrea Ighina, canonico Arcidiacono della Cattedrale di Mondovì, nel 1874 nella pubblicazione editata in occasione del secondo centenario della morte”, già citata, che a chiusura delle sue considerazioni sulla figura del Cardinale sottolineò che: <<le opere del Bona ebbero sempre ed avranno il pregio, l’importanza dell’attualità, rispondendo ai bisogni dell’uomo in ogni tempo e di ogni luogo, ove sia noto il cristianesimo. Mancherà mai chi aspiri a migliorare, a perfezionarsi moralmente, a procurarsi la via della felicità e del cielo, alla quale con i suoi scritti ascetici egli guida per mano. I suoi libri poi che riguardano il culto cattolico, sono in grande stima, partecipano alla vita ognor vigorosa della Chiesa, che il suggello della sua perpetuità imprimono a tutto ciò che a Lei strettamente s’attiene>>.
<<che di un tal uomo si rievochi la memoria e gli si concilii la giusta e meritata venerazione della gente … lo crediamo davvero opportuno oggigiorno; massime che vediamo avvenire che le vere glorie della Chiesa son dai nostri spesso trascurate e si va a cercare fuor della Chiesa tutte le ombre anche di falsa gloria>>. Credo che questa frase, uscita dalla penna di un Santo, anche se datata un secolo fa risulta essere di assoluta attualità e può essere sicuramente da tutti noi ancora oggi condivisa. |